Categoria: Eventi
I viaggi del Barbagianni
Data: 14/07/09

Ecco una nuova rubrica, tante piccole finestre sul mondo, aperte da voi per portare un po' di mondo al Barbagianni.

Iniziamo da Londra per battezzare questa rubrica che vuole essere un nuovo modo di conoscere usi e costumi diversi. I nostri corrispondenti ci faranno vivere le emozioni che solo chi vive nel posto sa trasmettere. La rubrica è aperta a tutti, Barbagianni open source.

Ringrazio a nome di tutti Simone che ogni due settimane ci terrà informati su ciò che avviene a Londra oltre a scrivere le sue personali emozioni sulla città.

Vuoi vedere che diventiamo un'agenzia turistica?

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Viaggiava lui.

E ogni volta finiva in un posto diverso: nel centro di Londra, su un treno in mezzo alla campagna, su una montagna così alta che la neve ti arrivava alla pancia, nella chiesa più grande del mondo, a contare le colonne e guardare in faccia i crocefissi. Viaggiava. Era difficile cosa mai potesse saperne lui di chiese, e di neve, e di tigri e ... voglio dire, non c'era mai sceso, da quella nave, proprio mai, non era una palla, era tutto vero. Mai sceso. Eppure era uno che se tu gli dicevi "Una volta sono stato a Parigi", lui ti chiedeva se avevi visto i giardini tal dei tali, e se avevi mangiato in quel dato posto, sapeva tutto, ti diceva "Quello che a me piace, laggiù, è aspettare il tramonto andando avanti e indietro sul Pont Neuf, e quando passano le chiatte, fermarmi e guardarle da sopra, e salutare con la mano".

"Novecento, ci sei mai stato a Parigi, tu?"

"No."

"E allora ..."

"Cioè ... si."

"Sì cosa?"

"Parigi."

Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c'è in Bertham Street, d'estate, quando ha appena smesso di piovere, non potevi pensare che era matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c'era mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell'aria, l'aveva respirata d'avvero. A modo suo: ma davvero. Il mondo, magari, non l'aveva visto mai.

Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l'anima.

In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli sono buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si portava addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia ... Tutta scritta, addosso. Lui leggeva, e con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava ... Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un campo all'altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa. Ci viaggiva sopra da dio, poi, mentre le dita gli scivolavano sui tasti, accarezzando le curve di un ragtime.

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Da Novecento di Alessandro Baricco.

Foto © by Simone Abitante.


Questa è una versione ecologica dell'articolo e adatta alla stampa.
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